24 febbraio 2011

DUE CHIACCHIERE CON NONNA RITA
Buongiorno.


Ieri pomeriggio la nonna Rita si è messa di buzzo buono e ha deciso di fare due Chiacchiere; o crostoli o galani o bugie o frappe o cenci o come diavolo vi pare. Insomma, mi ha tirato in cucina e abbiamo fatto le prove generali per l'ormai imminente giovedì grasso...anzi, grassissimo!




Vi lascio la Sua ricetta.









farina 00 250 gr
1/2 bustina di lievito
1 uovo + 1 tuorlo
zucchero 60 gr
burro 40
2 cucchiai di spremuta d'arancia
1 cuchiaino d’estratto di vaniglia
1 scorza di limone grattugiata
1 cucchiaio di grappa bianca
1 pizzico di sale
olio di arachidi q.b (per friggere)
zucchero a velo q.b.









Fate fondere il burro in un pentolino.
Versate la farina, il sale e il lievito setacciati sulla spianatoia, ammucchiatela, fate un buco nel mezzo e versatevi le uova, la grappa (questa volta nonna Rita ha deciso di sostituire la grappa con il suo limoncello (preparato con i limoni arrivati freschi freschi dalla Sicilia), il burro fuso, lo zucchero, 1 cucchiaino d'estratto di vaniglia, la buccia di limone grattugiata, il succo dell'arancia spremuta. Amalgamate sino a ottenere un composto omogeneo. Formate con la pasta una palla, avvolgetela nella pellicola e lasciatela riposare per 1 ora circa.
Riprendete la pasta e, con l’aiuto di un matterello o dell’apposita macchinetta, stendete una sfoglia sottile. Ritagliate dei rettangoli irregolari. 
Versate l’olio in una padella dai bordi alti, fatelo riscaldare; quando è caldo tuffatevi le chiacchiere e fatele friggere fino a che risulteranno dorate e avranno formato in superficie alcune bollicine (tipiche). Se l'olio è a temperatura giusta basta anche un solo minuto di cottura: il crostolo è una sfoglia sottile! Prelevate le frappe con una schiumarola, sgocciolatele, sistematele su un foglio di carta assorbente per far loro perdere il grasso in eccesso. Spolverate abbondantemente i cenci con lo zucchero a velo, i preferisco di gran lunga quello semolato, e serviteli freddi.

E buone bugie a tutti...









NB: nota per quelli "mai sazi" come me:
Il vocabolo crostolo deriva dal latino crusta, che indicava una sorta di biscottino (prima che fosse inventato il cono, i gelatai ambulanti usavano il crostolo per servire il gelato da passeggio). Il crostolo è il dolce tipico delle feste di carnevale, di probabile origine veneziana. 



PS. Con la stessa pasta potete fare le Castagnole. In pratica non tirate la sfoglia ma fate delle palline morbide, senza schiacciarle o compattarle troppo, e le cuocete nello stesso modo. Quando risultano dorate sono pronte.




Ciao